L'ULTIMA CACCIA (WESTERN, USA 1956. RICHARD BROOKS)
Charlie (Robert Taylor) e Tony (Stewart Grangeŕ) sono due vecchi amici, maturi cacciatori di bisonti che, spinti dal bisogno, riprendono a fare questo lavoro faticoso. Ma sono caratterialmente agli antipodi, e la loro convivenza forzata si rivela difficile. Tony ha indole pacifica e non cerca guai, non ha nemici e vuole acquistare una tenuta e ritirarvisi, stanco di cacciare e squoiare quei bestioni. Charlie, invece, è violento e avido, non si fida di nessuno e, soprattutto, odia a morte i nativi (chiamati un tempo "indiani"). Durante la caccia, però, i due s'imbattono in una giovane e bella nativa (Debra Paget) , in un bambino che stava con lei e in un giovane meticcio molto sveglio (Russ Tamblyn). Charlie tratta la ragazza come una sua proprietàe si mostra sempre più crudele , tanto che Tony, che invece ammira i nativi, decidf di fuggire con la ragazza e il bambino. Charlie diventa sempre più cattivo verso tutti, soprattutto con chi un tempo gli fu amico. Muore, ma non per mano di Tony nè di altri uomini.
Film che va inserito accanto a lavori come L'AMANTE INDIANA 1955, Delmer Daves) o LA VERGINE DELLA VALLE (1955, Robert WeBB) e altri lavori, non numerosi ma importanti, che risèntono del clìma della Guerra fredda. Qui c'è una critica, seppure velata, al mito dell'indiano "selvaggio" descritto in tanti film. I pellerossa sono visto con profonda ammiraźione, con gliocchi di Tony, per cui il regista ha grande simpatia. Notevole iĺ crescendo drammatico, psicologie semplici ma mai banali e due protagonisti indubbiamente bravi che, cimè si dice, Luciano lo scheme.


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Si raccomandano rispetto, educazione e un linguaggio non volgare