CAMPO THIAROJE SENEGAL , ALGERIA, TUNISIA\\ OUSMANE SEMBENE E THIERNO FATY SAW 1987
https://youtu.be/-di9bB2ERZQ SÙB FRA
1945. cAmpo Tharoje. Vi è acquartierata una compagnia di soldati francesi di colore agli ordini del Capitano francese Raymond. Tutti loro attendono di tornare alle loro case e sperano che il governo francese conceda loro la paga promessa, dopo aver valorosamente contribuito, in Europa, alla guerra contro i nazisti, dove molti di loro trovarono la morte. Ma gli ufficiali francesi della colonia sono arroganti e li trattano con disprezzo, sottoponendoli a continue umiliazioni.
Uno dei soldati neri ricorda ancora l'orrore dei lager e le atrocità che ha visto. Per luinon c'è differenza tra quel che ha visto e ciò che vede ora. Non c'è molta differenza, per lui, tra l'ideologia nazista e quella colonialista. Entrambi mirano a sottomettere i popoli. In fin deinconti, la seconda guerra mndiale ha arrecato danni non solo all'Europa, ma anche ai popoli dei paesi colonizzati. C'è anche chi vorrebbe assimilare la cultura europea. Come il sergente maggiore Diatta, un senegalese intelligente che ha lasciato in Europa moglie e figlio francesi,ma sente il richiamo della sua terra quando viene a sapere che, mentre egli combatteva in Europa, i suoi genitori sono stati trucidati dalle truppe coloniali francesi. Nella visione del regista, è il colonialismo a osteggiare qualsiasi scambio culturale. Tutto finirà in un bagn di sangue, una delle pagine più nere della storia del colonialismo francese.
Il regista, la cui opera (anche di intellettuale, tra i più ascoltati anche in occidente) ha sempre riguardato il tema dell'impossibile convivenza tra colonizzati e colonialisti, sceglie un episodio realmente accaduto, una delle pagine più tristi della storia del colonialismo francese in Africa, per sostenere la sua tesi. E lo fa con un vero Kolossal di produzione algerina, tunisina e senegalese che, se in qualche punto tradisce un minimo di retorica, nondimeno appare opera di un regista sincero nei suoi convincimenti e molto scettico riguardo a qualsiasi processo di integrazione, specie se guidato da quei paesi che combatterono i nazisti ma che, almeno secondo Sembene, usano la stessa violenza dei nemici. Una visione pessimistica che egli condivide coni duealtri grandi registi dell'Africa nera come i burkinabè Idrissa Ouedrago (1954-2018") e Gaston Kaborè
Il regista, la cui opera (anche di intellettuale, tra i più ascoltati anche in occidente) ha sempre riguardato il tema dell'impossibile convivenza tra colonizzati e colonialisti, sceglie un episodio realmente accaduto, una delle pagine più tristi della storia del colonialismo francese in Africa, per sostenere la sua tesi. E lo fa con un vero Kolossal di produzione algerina, tunisina e senegalese che, se in qualche punto tradisce un minimo di retorica, nondimeno appare opera di un regista sincero nei suoi convincimenti e molto scettico riguardo a qualsiasi processo di integrazione, specie se guidato da quei paesi che combatterono i nazisti ma che, almeno secondo Sembene, usano la stessa violenza dei nemici. Una visione pessimistica che egli condivide coni duealtri grandi registi dell'Africa nera come i burkinabè Idrissa Ouedrago (1954-2018") e Gaston Kaborè

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