IL CORRIDORE (IRAN, 1985. DRAMM)
REGIA: Amir Naderi
FILM SOTTOTITOLATO IN ITALIANO SU
https://youtu.be/0-TLCBtEHmU -
Amir ha circa dieci anni, è solo al mondo, ma ciò non intacca il suo bel sorriso intelligente, che ricorda gli sciuscià neorealisti. Vive di lavori occasionali, ai margini della sua città. All’occorrenza, raccoglie bottiglie e rifiuti per strada, fa il ciabattino, vende bicchieri d’acqua per pochi real....insomma, per non morire di fame, anche se la concorrenza tra chi non ha nulla è tanta e spipetata, ci si fa i dispetti, ci si ruba la merce. Amir non fa mai queste porcherie, anzi le subisce spesso da quelli più grandi e più scafati, che in quella condizione disumana (non solo economicamente) ci sguazzano da più tempo. Ha anche diversi amici, con cui ingaggia partite di calcio e gare di bici e corsa di cui (il motivo ddel titolo) è appassionato, e in cui chi vincce lo fa spesso spintonando gli altri, come questi poveretti fannno anche nella vita. Ma soprattutto passa il tempo a fissare le grandi navi del porto che vanno via dove anche lui, desiderando con tutto il cuore di entrare dentro e andare via, urlando eeehiiii, portami via sia alle navi che ai piccoli aerei che vede. Spende anche qualche soldo per riviste di aereonautica di cui non fa che vedere le figure perchè non sa leggere.
Al colmo della disperazione, capisce che solo andando a scuola, pagandosela col lavoro e imparando a leggere e scrivere potrà realizzare il suo desiderio. Ma anche ribadendo, in qualche modo, di essere diverso, di avere un cuore differente.
La penultima scena dice tutto, è una delle tante gare di corsa. In palio, una lastra di ghiaccio di quelle che lui usa sciogliere o rompere per farla diventare acqua fresca da vendere per strada per un real ai passanti assetati che a volte deve inseguire e costringerli a pagare. Vince lui, spingendo gli altri, facendoli cadere, imbrogliando. Ma decide di non godersi tutto il fresco ghiaccio da solo, e lo divide con gli altri poveretti. Ci tiene a vincere, gli altri sono tutti più grandi e vuole riaffermare la sua dignità. Ma dividendo il premio ribadisce di avere un cuore diverso. Uno sguardo diverso dagli altri compagni di disgrazia. Anche se la realtà che vivono è la medesima, gli occhi di Amir, il suo cuore, brillano di una luce differente. Anche quando esprimono disperazione, e parlano, urlano davanti a navi o aerei, di concerto con la bocca, lo stesso grido strozzato e disperato: eeeeh, portami via. Ancora più significativa è l’ultima scena. Sullo sfondo, sfocato, un grosso aereo di linea intento a decollare. A un tratto, irrompe nell’inquadratura(un piano-sequenza di due minuti) proprio Amir, che, contrariamente alle altre volte, non guarda il velivolo ma gli volge le spalle. Come sempre, urla e si sbraccia. Ma ora sa leggere e scrivere, e queste sono urla e gesti di gioia e non di disperazione. Perchè, alla fine, sa che lui realizzerà il suo desiderio, e anche se non lo si vedrà, si intuisce che ci riuscirà. Amir diverrà....AMIR NADERI, cineasta conosciuto nel mondo, regista, soggettista e sceneggiatore di questo film autobiografico e di molti altri capolavori.
P.S. Nel film è palese l’influsso neorealista di De Sica, ma c’è anche un altro collegamento, molto meno glamour, col nostro cinema. In una scena, sullo sfondo, leggiamo in italiano il tutolo di un film, unica cosa sopravvissuta di un manifesto strappato. La pellicola è uno dei pochissimi poliziotteschi (un genere che, sulla scorta del Callaghan di Eastwood, fiorì da noi negli anni ‘70) che si salvano: La polizia incrimina, la legge assolve (1973, Enzo G. Castellari).
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